I Nativi
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08 Jun, 2018

Chi sono i Nativi?

I nativi sono il futuro (testo destinato all'edizione cartacea)

ARTICOLO PER L' EDIZIONE CARTACEA
Siamo i nativi digitali. Nati nell'era delle nuove tecnologie, sempre connessi, ma cosa vuol dire questo? Come sono i giovani d'oggi? Cosa pensano? Sono domande all'apparenza banali o scontate. Non è così. Vogliamo raccontarvi la nostra generazione. Useremo il metodo più facile, ma più efficace: intervistare ragazzi della nostra scuola. Le domande sono basate su quattro argomenti fondanti: sonno, scuola, cultura ed estero. Così da poter dare un quadro generale di questa generazione.
Il primo tema è legato alla quotidianità dei ragazzi, la scuola. Molti hanno scelto con poco criterio, in base ad influenze esterne, come le amicizie o la lontananza. Spesso questo porta a pentirsi della decisione. Molti ragazzi ci hanno confessato di aver pensato alla possibilità di cambiare indirizzo o di ritirarsi ed iniziare a lavorare. Li ha fatti ricredere il fatto che al giorno d'oggi il livello minimo d'istruzione richiesto da qualsiasi settore è un diploma. Pensano che chi lasci la scuola compia una mossa insensata. Parliamo poi di futuro. I quesiti riguardavano la possibilità di poter vivere o studiare all'estero. Contrariamente ai dati ISTAT del 2016, che affermano che quasi 25 mila i giovani che dopo la laurea lasciano il Paese, la maggior parte degli studenti dice che preferirebbe rimanere in Italia. Come per la scuola la scelta è dettata da fattori personali, come la lontananza da casa. Ammirano chi ha il coraggio di lasciare tutto e partire, senza escludere la possibilità di emigrare.
La domanda seguente può risultare strana, tratta infatti di sonno. Studi dicono che i giovani d'oggi dormono molto di meno rispetto che in passato, senza sentire la necessità di recuperare tali ore o bere mille caffè. L'intervista ce ne ha dato la conferma, molti studenti ci hanno detto di dormire 5-6 ore a notte e svegliarsi pronti ad affrontare la giornata seguente.
Abbiamo poi messo alla prova gli intervistati, facendo loro semplici domande di cultura generale e attualità. Così abbiamo capito che i giovani sempre meno si interessano di politica, leggono preferibilmente gialli o romanzi. I canali informativi da loro preferiti sono la televisione o internet, pochi infatti leggono il giornale. Eventi di attualità per loro importanti sono la finale di Champions o il fatto che a breve finisca la scuola. Sono quindi isolati da ciò che è il mondo o la società che li circonda. Forse perché non ricevono stimoli adeguati a farli interessare.
La nostra generazione è ambivalente, cioè può essere una fonte di ricchezza, ma anche una minaccia. Proprio come le nuove tecnologie. Essere sempre connessi ci permette di sviluppare diversi punti di vista anche su uno stesso tema. Questo non è sempre un difetto: siamo "camaleontici", riusciamo ad adattarci con facilità, a comprendere idee diverse dalle nostre. L'auspicio è quello di fare in modo che noi nativi veniamo visti per ciò che siamo: una risorsa che come tale va sfruttata. Il futuro è nelle mani dei nativi. Il futuro sono i nativi.

L'abbandono scolastico (testo di approfondimento destinato all'edizione cartacea)

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA
L'abbandono scolastico è considerato un dato molto significativo perché riguarda i giovani che, in una società anziana come la nostra, rappresentano il futuro: se i giovani lasciano prematuramente la scuola, corrono maggiori rischi di disoccupazione e povertà. Una persona che non ha istruzione infatti è in genere destinata per tutta la vita ad un lavoro poco qualificato, rispetto a quello cui potrebbe aspirare, almeno potenzialmente, chi possiede un buon livello di istruzione. Peraltro, un paese che aspira ad essere moderno e tecnologico come l’Italia non può permettere che il dato dell’abbandono scolastico si attesti attorno al 13%(dati ISTAT). Un fenomeno che da alcuni anni a questa parte riguarda la maggior parte delle scuole italiane, se non tutte.
Analizzando la situazione abbiamo provato a risalire alle cause di questo problema, intervistando molti ragazzi che frequentano l’IIS Einaudi di Chiari ed invitandoli ad esporci le loro idee al riguardo. “A caso”, “perché venivano i miei amici”, “era la più vicina a casa” le risposte più frequenti al nostro quesito sul motivo di selezione del percorso d’istruzione da intraprendere. Dalle risposte ottenute si evince che gli adolescenti al momento della scelta della scuola superiore sono spesso influenzati da fattori esterni come gli amici e la lontananza da casa e danno meno importanza all’indirizzo formativo a cui vanno incontro. Questo porta quindi ad un allontanamento progressivo dalla volontà d’imparare una cosa che, per un motivo o per l’altro, non fa parte degli interessi personali dell’individuo. Siamo inoltre riusciti a capire che abbandonare l’istruzione non è considerata una vera e propria stranezza, dal momento che molti di loro ci hanno confessato di aver pensato di farlo. Sono infatti oltre 135 mila gli studenti che le scuole italiane perdono ogni anno, risultando così ai primi posti nella speciale classifica europea della dispersione scolastica. Fanno peggio dell’Italia solo Romania, Spagna, Portogallo e Malta. I ragazzi ci hanno però risposto molto sinceramente che la loro formazione scolastica sicuramente inciderà sul loro futuro, perché altrimenti avrebbero svolto il percorso formativo inutilmente e si ritroverebbero a iniziare nuovamente da zero. “La dispersione scolastica – sottolinea l’ex Ministro Valeria Fedeli – è un fenomeno che va contrastato con forza, perché dove la dispersione è alta vuol dire che non sono garantite a sufficienza pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi. Il fenomeno è in calo, c’è stato un miglioramento negli ultimi anni, ma restano forti divari sociali e territoriali rispetto ai quali serve un’azione che parta dal Miur, ma che coinvolga anche le famiglie”.
Possiamo quindi affermare che gli studenti della nostra scuola non sono diversi dagli altri e che è compito del nostro Paese continuare a motivare e stimolare le nuove generazioni sull’importanza della preparazione che la scuola fornisce, perché molto probabilmente noi giovani non ce ne rendiamo ancora conto.

L'abbandono scolastico (testo destinato al web)

ARTICOLO PER IL WEB
L’abbandono scolastico è considerato un dato molto significativo perché si riferisce ai giovani, cioè il futuro: se i giovani lasciano la scuola, corrono maggiori rischi di povertà e disoccupazione. Una persona che non ha istruzione infatti è in genere destinata ad un lavoro poco qualificato, rispetto a quello cui potrebbe aspirare chi possiede un buon livello di istruzione. Un paese che aspira ad essere moderno e tecnologico come l’Italia non deve permettere che l’abbandono scolastico si attesti intorno al 13%. Noi abbiamo provato a risalire alle cause di questo problema, intervistando molti ragazzi che frequentano l’IIS Einaudi di Chiari ed invitandoli ad esporci le loro idee al riguardo. Dalle risposte si evince che gli adolescenti al momento della scelta della scuola superiore sono spesso influenzati da fattori esterni come gli amici e la lontananza da casa e danno meno importanza all’indirizzo a cui vanno incontro. Siamo inoltre riusciti a capire che abbandonare l’istruzione non è considerata una cosa strana, dal momento che molti di loro ci hanno confessato di aver pensato di farlo. Sono oltre 135 mila gli studenti che le scuole italiane perdono ogni anno, risultando così ai primi posti nella classifica europea della dispersione. I ragazzi ci hanno però risposto molto sinceramente che la loro formazione scolastica sicuramente inciderà sul loro futuro, perché altrimenti avrebbero svolto il percorso formativo inutilmente e si ritroverebbero a iniziare nuovamente da zero.

La fuga di cervelli: un problema diffuso in Italia (testo di approfondimento destinato all'edizione cartacea)

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA
Oggi si sente dire che i giovani non vogliono più vivere in Italia. Essi considerano il Paese scarso di opportunità e non in grado di valorizzare le qualità e i pregi della parte più giovane della popolazione. È accertato dall'Istat che nel 2016 le mete favorite dai giovani italiani che abbandonano la Madrepatria per continuare gli studi o per andare a lavorare in un altro Stato sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia. Per verificare ciò siamo andati ad intervistare dei ragazzi di scuola superiore e abbiamo chiesto loro se dopo gli studi vogliono trasferirsi in un altro Paese oppure andare all’università e cercare lavoro in Italia. I ragazzi che hanno voluto condividere con noi il loro pensiero sono studenti di vari indirizzi dell'istituto Luigi Einaudi di Chiari. Abbiamo ascoltato alunni dell’agrario, i quali hanno dichiarato per la maggior parte di voler rimanere in Italia, territorio molto favorevole per la coltivazione e il pascolo degli animali. Questi hanno anche detto che credono di aver difficoltà nell’abbandono della propria casa, in particolare per i loro affetti e amici. L'ultimo pensiero è stato condiviso anche da studenti di altri indirizzi di studio, dall'economico all’edilizio e dal socio sanitario alle relazioni internazionali. Essi hanno inoltre aggiunto che riscontrerebbero delle difficoltà nell'approccio con un'altra realtà, sia in termini di abitudini che in termini linguistici. Effettivamente il confronto con una lingua che non è la propria non è sempre facile, perché potrebbe essere una lingua sconosciuta, oppure potrebbe essere una lingua che a scuola si approfondisce in un certo modo ma che sul campo risulta completamente diversa. Al contrario, ci sono ragazzi che non vedono l’ora di andare via dal Paese, perché credono che fuori dai confini nazionali sarebbe più semplice trovare un lavoro. Essi considerano l'estero un pozzo di opportunità e chance per fare successo. In seguito stati come l’Inghilterra e la Germania valorizzerebbero le qualità dei giovani in modo migliore rispetto all’Italia. Fuori dall'Italia, secondo questi ragazzi, i lavori sono meglio retribuiti e i paesi esteri investono tempo e denaro nei giovani che mettono sé stessi e le loro capacità nelle mansioni che svolgono.
Questi credono che per quanto riguarda la lingua non si presenterebbero molti problemi. Essa nel giro di un anno o due si apprende senza nemmeno accorgersene.
Tanti hanno dichiarato che l’Italia è un Paese con un'economia morta e ferma, a cui sono legati vincoli e leggi che impediscono molte iniziative e limitano le costruzioni. Questo non accade in alcuni Paesi stranieri, in cui è tutto in movimento e non servono quantità inutili di permessi per scavare solo una buca, come succede nel nostro Stato.
In sintesi i ragazzi, in generale, preferiscono rimanere in Italia a lavorare e a studiare, tuttavia molti, di fronte alla crisi che caratterizza lo Stato, non ci pensano due volte sul fatto di cercare casa fuori dal territorio nazionale.

Italia o estero: Dove vogliono andare i giovani? (testo destinato al web)

ARTICOLO PER WEB
La fuga di cervelli è un fenomeno che caratterizza parecchio l’Italia degli ultimi anni. Sono in aumento i laureati italiani che lasciano il Paese: quasi 25 mila nel 2016 (+9% sul 2015). Lo dice l'Istat nel nuovo report statistico su Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente, relativo al 2016. Il Regno unito si conferma il Paese preferito da chi va via dall'Italia, seguito dalla Germania (16,5%), dalla Svizzera (9,9%) e dalla Francia (9,5%). Ciononostante, la maggior parte dei ragazzi intervistati preferisce continuare gli studi o lavorare in Italia. Questo perché risulta loro difficile lasciare gli affetti, gli amici e hanno timore ad affrontare la realtà di un altro Paese. Anche la lingua straniera è un problema per loro, infatti hanno paura di fare brutta figura e di non essere in grado sostenere una conversazione.
Ci sono studenti, invece, che vedono nei paesi stranieri un’opportunità per il loro futuro. Essi sono convinti che all'estero la vita sarebbe migliore, imparerebbero diverse lingue e troverebbero più facilmente un lavoro. Inoltre, questi ragazzi credono che le loro qualità e le loro capacità sarebbero meglio riconosciute e ricompensate. Quindi si evince che l'incertezza sulle possibilità che l’Italia possa offrire è molta. Tuttavia è difficile mollare tutto, anche se si è consapevoli che le proprie qualità in un altro stato sarebbero più valorizzate e meglio ripagate.

Sleepless élite: quelli che non hanno bisogno di dormire (testo di approfondimento destinato all'edizione cartacea)

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA
Sono dei veri gufi notturni e degli uccelli mattinieri allo stesso tempo. Sono gli sleepless e rappresentano circa il 3% della popolazione globale. L'élite dei non dormienti non sente la necessità di dormire per 7 o più ore a notte, dorme infatti solitamente molto dopo la mezzanotte ed è vigile già prima delle 7 del mattino anche senza il bisogno di una sveglia ad allertarli. Nonostante ciò però, l'élite non ha bisogno di ricorrere a pennichelle pomeridiane o a dosi massicce di caffeina.
Gli studi condotti da Daniel J. Buysse nel 2001, presso l'Università della scuola di medicina di Pittsburgh, hanno per la prima volta delineato un profilo piuttosto chiaro dei non dormienti. Gli studi suggeriscono che tali soggetti soffrono di una leggera forma di mania: l'ipomania. Sono persone che solitamente parlano molto velocemente, non si fermano mai e conducono un ritmo vitale al di sopra della norma.
Buysse specifica però che la condizione degli sleepless non è da confondere con la deprivazione del sonno, che è invece un problema cronologico che può portare ad una serie di condizioni invalidanti, tra cui tremori, irritabilità, perdita o lapsus di memoria, temperatura corporea sotto la media e una minore rapidità e precisione in risposta agli stimoli.
Si è notato inoltre che il modello del sonno breve emerge solitamente già nei primi anni di vita, il che può procurare preoccupazioni serie ma inutili per i familiari.
Un ulteriore studio è stato poi condotto in California da Ying-Hu Fu, che studiando i soggetti non dormienti notò che questi possedevano delle conformazioni genetiche insolite. Ying-Hu riuscì a replicare tali conformazioni nel DNA dei topi, ottenendo dei risultati sorprendenti. I topi geneticamente modificati ora dormivano meno, ma erano più attivi e vigili rispetto a quelli non modificati.
Ying-Hu Fu si pone ora come obiettivo la manipolazione del sonno senza recare danni alla salute. "Ogni essere umano potrà disporre di più ore per svolgere le proprie attività, anche se si tratta banalmente di vedere dei film.", afferma lui.
Sia Buysse che Ying-Hu concordano che i soggetti non dormienti presentano una serie di caratteristiche affascinanti, tra cui il costante buon umore, il metabolismo veloce e una forte resistenza sia al dolore fisico che mentale. Tutto ciò oltre ad essere caratterizzati da un ritmo cardiaco ben superiore alla media. Per questo motivo tali soggetti vennero definiti come un'élite.
Nonostante ciò però, la condizione degli sleepless è considerata una patologia che si lega ai disturbi del sonno, anche se è stato provato che non arrechi particolari danni alla salute.
Molti ritengono che la sempre maggiore diffusione di questi soggetti sia dovuta anche allo stile di vita frenetico che caratterizza l'era digitale, ma non è possibile affermarlo con certezza. Non ci resta che aspettare la scienza con i suoi tempi e le sue risposte.

Sleepless élite: quelli che non hanno bisogno di dormire (testo destinato al web)

ARTICOLO PER WEB
Vi è mai capitato di svegliarvi energici e pieni di vita dopo solamente 3-4 ore di sonno? Probabilmente no, ma se invece la vostra risposta è sì, probabilmente fate parte di una piccolissima parte della popolazione globale (3%), che venne definita "Sleepless".
Il primo a far riferimento a questa èlite di non dormienti fu Daniel J. Buysse che già nel 2001 condusse una serie di studi per analizzare e capire conformità e caratteristiche di tali soggetti. I suoi studi presero il via presso l'Università della scuola di medicina di Pittsburgh e i risultati non tardarono ad arrivare. Buysse per primo riuscì a delineare un profilo piuttosto chiaro dei non dormienti, che tra l'altro presentano una anche serie di caratteristiche piuttosto affascinanti.
Gli studi suggeriscono che questi soggetti, detti non dormienti, soffrono di una leggera forma di mania: l'ipomania. Sono persone che solitamente parlano molto velocemente, non si fermano mai e conducono un ritmo di vita al di sopra della norma.
La condizione dei non dormienti non è però da confondere con la deprivazione del sonno, che è invece una patologia cronologica che può portare ad una serie di condizioni invalidanti, tra cui tremori, irritabilità, perdita o lapsus di memoria, temperatura corporea sotto la media e una minore rapidità e precisione in risposta agli stimoli.
Un ulteriore studio è stato poi condotto in California da Ying-Hu Fu, che studiando i soggetti non dormienti notò che questi possedevano delle conformazioni genetiche insolite. Ying-Hu riuscì a replicare tali conformazioni nel DNA dei topi, ottenendo dei risultati sorprendenti. I topi geneticamente modificati ora dormivano meno, ma erano più attivi e vigili rispetto a quelli non modificati.
Ying-Hu Fu si pone ora come obiettivo la manipolazione del sonno, cercando però di non recare danni alla salute. "Ogni essere umano potrà disporre di più ore per svolgere le proprie attività, anche se si tratti banalmente di vedere dei film.", afferma lui.
Si è notato inoltre che il modello del sonno breve emerge solitamente già nei primi anni di vita, il che può procurare preoccupazioni serie ma inutili per i familiari, poiché tale condizione non arreca particolari danni alla salute; anzi sia Buysse che Ying-Hu concordano che i soggetti non dormienti presentano una serie di caratteristiche affascinanti, tra cui il costante buon umore, il metabolismo veloce e una forte resistenza sia al dolore fisico che mentale. Tutto ciò oltre ad essere caratterizzati da un ritmo cardiaco ben superiore alla media. Per questo motivo tali soggetti vennero poi definiti come un'élite.
Nonostante ciò però, la condizione dei non dormienti è considerata una patologia che si lega ai disturbi del sonno, anche se tali conformità si siano dimostrate innocue per l'organismo.
Molti ritengono che la sempre maggiore diffusione di questi soggetti sia dovuta anche allo stile di vita frenetico che caratterizza l'era digitale, ma non è possibile affermarlo con certezza. Non ci resta che aspettare la scienza con i suoi tempi e le sue risposte.

C'era una volta la società di cultura (testo di approfondimento destinato all'edizione cartacea)

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA
“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. Questa citazione di H.G. Gadamer ricorda l’importanza della condivisione della cultura per vivere in una società più forte. Oggi l’informazione e la cultura sono accessibili a tutti grazie anche alla tecnologia molto avanzata. Inoltre la Repubblica italiana promuove lo sviluppo della cultura, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. L’italia è stata da sempre considerata la culla della cultura occidentale. Eppure la cultura sta progressivamente scomparendo dal quotidiano, soprattutto tra i giovani. Lo dimostrano alcuni dati allarmanti sulla cultura generale italiana del 2016: quasi il novanta per cento non ha mai ascoltato una nota di Bach, Mozart, Beethoven, o un’ opera di Verdi e di Puccini. Ottanta italiani su cento non sono mai andati a teatro. Nonostante il boom turistico di cui meniamo vanto, 67 italiani su cento nel 2016 non hanno mai visitato né un museo né una mostra. Nel 2016, quasi il cinquantacinque per cento degli italiani non ha mai letto un quotidiano nell’arco di una settimana. E i numeri sono ulteriormente peggiorati rispetto al 2015.
Gli adolescenti praticamente non conoscono il giornale. Ed è vero perché investigando tra i nostri compagni di scuola solo un paio sono stati in grado di spiegarci cosa è accaduto nel governo italiano... addirittura ci ha colpito la risposta di una millennial che ha asserito che il venticinque aprile è la Festa della Repubblica!
“Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza" (Socrate).
Per quanto riguarda i libri, quasi sei italiani su dieci non ne hanno letto nemmeno uno in 12 mesi. Oggi è scomparsa la gioia che deriva dal conoscere un nuovo termine, dal risolvere un’equazione. Dov’è finita la curiosità per la lettura, per la storia? Sembra di essere tornati negli anni bui della civiltà, dove la cultura era riservata a una élite. Ecco, anche oggi esiste una élite di acculturati, che purtroppo però non riesce più a essere coinvolgente e trainante. Bisogna cercare di diffondere l’informazione e la conoscenza per vivere in una società libera.
Baudelaire scriveva “tra il ridicolo ed il sublime non c’è che un soffio”…noi abbiamo scelto di essere ridicoli dopo essere stati per millenni sublimi.
Speriamo in tempi migliori.

C'era una volta la società di cultura (testo destinato al web)

ARTICOLO PER WEB
“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. Questa citazione di H.G. Gadamer ricorda l’importanza della condivisione della cultura per vivere in una società libera. Oggi l’informazione e la cultura sono accessibili a tutti grazie. La tecnologia gioca un ruolo profondo. La Repubblica italiana promuove lo sviluppo della cultura, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. L’italia è stata da sempre considerata la culla della cultura occidentale. Eppure la cultura sta progressivamente scomparendo dal quotidiano, soprattutto tra i giovani. Lo dimostrano alcuni dati allarmanti sulla cultura generale italiana del 2016: Quasi il novanta percento non ha mai ascoltato una nota di Bach, Mozart, Beethoven. Nel 2016, quasi il cinquantacinque per cento degli italiani non ha mai letto un quotidiano nell’ arco di una settimana. Gli adolescenti praticamente non conoscono il giornale. Ed è vero perché investigando tra i nostri compagni di scuola sono un paio sono stati in grado di spiegarci cosa è accaduto nel governo italiano... addirittura ci ha colpito la risposta di una millennial che ha asserito che il venticinque aprile è la Festa della Repubblica! “Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza” (Socrate). Sembra di essere tornati negli anni bui della civiltà, dove la cultura era riservata a una èlite. Ecco, anche oggi esiste una élite di acculturati, che purtroppo però non riesce più a essere coinvolgente e trainante.

Gruppo di lavoro
I.I.S. Einaudi
COMPONENTI

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Mariem Et Taqy
Francesca Linfozzi
Laiane Macedo Da Cruz

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