Lo stato dell'acqua potabile a Brescia
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04 Jun, 2016

Lo stato dell'acqua potabile a Brescia

L'acqua potabile a Brescia

Si stima che ben il 24% delle malattie e il 23% delle morti siano imputabili a fattori dovuti all’inquinamento ambientale così come un terzo delle patologie nei bambini. Dati allarmanti che mostrano quale sia il prezzo per la politica ambientale sconsiderata e poco lungimirante che l’uomo ha deciso di adottare.
Da qualche anno, fortunatamente, si è registrata una sensibilizzazione collettiva riguardo al tema dell’inquinamento della nostra città, e in particolare verso quello delle falde acquifere. La relazione redatta dall’ARPA nel 2013 riguardo allo stato delle acque bresciane nel quadriennio2009-2012 non è senza dubbio rassicurante: il 50% delle acque cittadine è risultato con caratteristiche idro chimiche scadenti e contaminate da un forte impatto antropico riscontrabile nella presenza di cromo esavalente. La rete acquifera di Brescia sostanzialmente si compone di due falde distinte fra loro: l’acqua dei nostri rubinetti proviene dalla falda più profonda e meno soggetta all’inquinamento umano, mentre quella più superficiale è maggiormente esposta alle contaminazioni. Malgrado ciò, la situazione non è comunque rassicurante dato che, anche se le due falde sono separate, ci sono comunque scambi e comunicazioni fra loro. Ma qual è la causa di questo inquinamento che minaccia la nostra salute? L’acqua che comunemente utilizziamo proviene in massima parte da un percorso che si origina nella val Trompia dove la mancanza di un depuratore permette a sostanze tossiche di immettersi nell’impianto idrico. La forte industrializzazione della valle origina, infatti, come sotto prodotto alcune sostanze nocive per l’uomo tra cui il cromo esavalente. Tuttavia, vi sono anche altre realtà industriali cittadine che hanno contribuito a peggiorare ulteriormente la situazione della nostra falda. E’ il caso, ad esempio, del sito Caffaro. Il monitoraggio compiuto nel giugno 2012 dall’ARPA ha costatato che la parte settentrionale oltre i perimetro dell’industria era già contaminata e che verso sud vi era già la presenza di punti nella falda con anomala concentrazione di cromo esavalente. Allarmata dalla situazione la giunta comunale ha messo in atto diversi sistemi (tra cui quello dell’abbattimento del cromo esavalente) per cercare di migliorare la qualità delle acque cittadine. Senza dubbio qualche passo avanti in questo senso è stato compiuto. I campioni prelevati nel 2014 in vari punti della città avevano tutti una presenza di Cr(VI) inferiore a 5μg/l, soglia massima consentita dalla legge, quando nel 2012 si era arrivati a riscontrare un valore massimo in Via Veneto di ben 22μg/l.
La situazione attuale, però, è ancora delicata: dobbiamo continuare a lavorare per cercare di migliorare la qualità delle acque cittadine non ancora sufficientemente pulite. Inoltre, il forte inquinamento del passato ha lasciato tracce, specialmente nei terrenti limitrofi alla falda: per anni si sono irrigati campi e coltivate verdure con che credevamo più sicure perché a cosiddetto kilometro zero, utilizzando acqua contenente sostanze tossiche.
Si dice spesso che ‘ siamo quello che mangiamo’ ma anche e soprattutto quello che beviamo. Se ci è cara la nostra salute e quella delle generazioni future dobbiamo impegnarci maggiormente sul fronte della lotta all’inquinamento ambientale cercando di compiere atti concreti per limitarlo e di sanzionare chi ne è responsabile.

Gruppo di lavoro
Liceo Scientifico A. Calini
COMPONENTI

Elisa Arminio
Federico Tonegatti
Niccolò Scolari
Samuele Seggioli
Nicolò Donghi
Federico Bassi

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