Inquinamento da PM10: la situazione nel bresciano e i possibili rimedi
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02 Feb, 2017

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA - L'inquinamento da polveri sottili ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore rilevanza a livello globale, soprattutto per i rischi che comporta per l'ambiente e la salute umana. Questo fenomeno tocca particolarmente il territorio bresciano, dove la quantità di PM10 (particolato di polveri finissime) nell'aria supera spesso i limiti consentiti, costringendo le amministrazioni locali a ricorrere a misure di restrizione della circolazione di automobili o riduzione della velocità.
Come afferma Angelo Finco, ricercatore in fisica ambientale presso l'Università Cattolica di Brescia, la portata del fenomeno nel nostro territorio trova le cause nella conformazione della Pianura Padana e nelle particolari condizioni climatiche, ma per iniziare ad affrontare il problema "è necessario un cambio di mentalità", dice, prima che un cambiamento nella mobilità.
E nel resto dell'Europa, come si combatte il PM10? Abbiamo raccolto diverse esperienze di ricerca volte a trovare rimedi adeguati, alcune delle quali si sono rivelate particolarmente efficaci: Zurigo, Amsterdam, Brunico sono alcuni esempi virtuosi.

PM10 nel bresciano: intervista ad Angelo Finco

Inquinamento da PM10, parola all'esperto

SCHEDA APPROFONDIMENTO PER L'EDIZIONE CARTACEA - L'inquinamento atmosferico, nelle sue varie declinazioni in pm10 o anche più gravi PM 2.5 e 1, è uno dei maggiori problemi di Brescia e causa dell’abbassamento della qualità di vita. Il dott. Angelo Finco, ricercatore in fisica ambientale presso l’Università Cattolica di Brescia, ce ne illustra cause, conseguenze e possibili soluzioni.
Innanzitutto, i PM10 sono particelle emesse da combustione che attraverso il loro diametro inferiore ai 10 micron sono motivo di importanti malattie per l’uomo, più grave di tutte, il tumore. Esse, infatti, proprio per queste dimensioni ridotte hanno la capacità di entrare negli alveoli e fluire direttamente nel sangue per poi avere accesso completo agli organi, nei quali possono depositare metalli pesanti.
La situazione nel nostro territorio è fortemente penalizzata dalla sua conformazione territoriale: a causa dell’appartenenza al bacino padano, la città deve farsi carico, soprattutto nel periodo invernale, di alta pressione che non facilita di certo la dispersione degli inquinanti che rimangono quindi nei bassi strati dell’atmosfera. Non tutte le colpe sono però da affidare al territorio: Brescia può “vantare” pesanti flussi di traffico nelle strade urbane, ma anche nel tratto autostradale e lungo le due tangenziali.
In parte, la mossa risolutiva è stata quella di imporre una limitazione dei veicoli più inquinanti che però, essendo più un palliativo che una vera soluzione, non ha portato a effettivi miglioramenti nel quadro generale del problema. Ciò su cui si dovrebbe lavorare è invece un cospicuo cambio di mentalità partendo proprio nelle scuole. Finché la visuale dei bresciani rimarrà unicamente sulla macchina come solo mezzo di trasporto possibile, il cambiamento sarà ancora lontano. Aumentare l’utilizzo della mobilità sostenibile ed estendere le aree pedonalizzate, queste le più semplici ma le più incisive soluzioni.

Sos polveri sottili, come risponde la scienza?

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO PER L'EDIZIONE CARTACEA -L’inquinamento atmosferico ha assunto negli ultimi anni una rilevanza sempre maggiore, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica e spingendo ricercatori di tutto il mondo ad adoperarsi per mettere a punto sistemi in grado di combattere il PM10, il particolato di polveri finissime responsabile di notevoli danni per la salute.
Le diverse attività di ricerca, promosse da aziende private o istituzioni, ha portato a soluzioni tecnologiche all’avanguardia che, tesate in via sperimentale, hanno ottenuto un riscontro positivo.
È il caso delle città di Brunico, in Alto Adige, e di Lienz e Klagenfurt in Austria, dove l’Unione Europea ha promosso un progetto che prevede il lavaggio periodico delle strade con una soluzione di CMA (Calcio Magnesio Acetato), in grado di dissociare gli agenti inquinanti che costituiscono il PM10 e trasformarli in sali non nocivi per la salute. L’iniziativa, inaugurata nel 2009, ha portato in tre anni alla riduzione della sospensione di polveri sottili sul manto stradale del 20%, tanto da essere emulata da Londra, dove ha ottenuto gli stessi risultati.
Ma la maggior parte degli sforzi di ricerca e studio si stanno concentrando oggi sulle tecnologie fotocatalitiche, che si basano sullo stesso meccanismo della fotosintesi clorofilliana: vengono impiegate sostanze, come il biossido di titanio, in grado di velocizzare e facilitare l’azione dei raggi solari che rompono le molecole inquinanti formandone altre innocue. Da qui nascono materiali in grado di “mangiare” il PM10 e trasformare strade ed edifici da soggetti passivi ad attivi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico: l’aeroporto di Malpensa è stato uno dei primi a dotarsi, nel 2011, di piste in asfalto fotocatalitico, mentre sono sempre più le aziende edili che propongono vernici, mattoni e tegole con questa tecnologia.
Arriva da una startup italiana la piattaforma intelligente APA (Abbattimento Polveri Atmosferiche), una “macchina mangia smog” che aspira con un bocchettone l’aria proveniente dall’esterno e la filtra all’interno della macchina con un meccanismo simile all’azione della pioggia: gocce di soluzione salina colpiscono le polveri sottili e le fanno precipitare verso il basso, depositandole in acqua. Al termine del processo di lavaggio l’aria depurata è aspirata verso l’alto e reimmessa pulita nell’atmosfera, mentre PM10 ed altri agenti inquinanti sono imprigionati e sottoposti a reazioni che ne eliminano la nocività; punto di forza del sistema è il fatto di essere progettato per poter assumere forme diverse in funzione delle caratteristiche dei luoghi da bonificare.
E mentre il progresso scientifico e tecnologico nella lotta all’inquinamento atmosferico continua la sua corsa, non perdono di certo efficacia le soluzioni più “tradizionali”: riduzione dei limiti di velocità, restrizioni per i veicoli maggiormente inquinanti, incentivi per i combustibili green. Da Vienna a Zurigo fino a Copenaghen, non serve andare lontano per trovare esempi virtuosi.

Sos polveri sottili, come risponde la scienza?

TESTO PER IL WEB - Da alcuni anni a questa parte, la questione dell’inquinamento atmosferico sta attivando gli studiosi nella ricerca di soluzioni in grado di combattere i danni legati al PM10, un sottile particolato di polveri. Alcune di queste, adottate da aziende private o istituzioni, stanno avendo riscontri positivi.
Esempi emblematici, le città di Brunico, in Alto Adige, e di Lienz e Klagenfurt in Austria, dove il lavaggio delle strade con una soluzione di CMA (Calcio Magnesio Acetato), capace di dissociare i composti che rendono il PM10 nocivo, ha portato alla riduzione delle polveri sottili del 20%.
Ma gran parte degli studi si concentrano oggi sulle tecnologie fotocatalitiche: si tratta di materiali che, con l’azione dei raggi solari, “mangiano” il PM10 e rendono strade ed edifici soggetti attivi nella riduzione dell’inquinamento dell’aria. L’aeroporto di Malpensa nel 2011 si è munito di piste in asfalto fotocatalitico, mentre sono sempre più le aziende edili che propongono prodotti con questa tecnologia.
Arriva invece da una startup italiana la piattaforma intelligente APA (Abbattimento Polveri Atmosferiche), una “aspira-smog” che depura la qualità dell’aria grazie ad una soluzione salina che trascina e cattura le polveri sottili.
E mentre il progresso tecnologico continua la sua corsa, risultano ancora efficaci soluzioni “tradizionali”: riduzione dei limiti di velocità, restrizioni per i veicoli più inquinanti, incentivi per i combustibili puliti hanno fatto di città come Zurigo ed Amsterdam esempi virtuosi.

Gruppo di lavoro
Liceo Scientifico N. Copernico
COMPONENTI

Maddalena Amato
Martina Loda
Paolo Valenti
Chiara Valzelli

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