PM10: piccole particelle, grandi preoccupazioni
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02 Feb, 2017

L'inquinamento nella nostra città è un dato ormai di fatto.
Le ultime misurazioni del livello di pm10 nell'aria diventano sempre più preoccupanti.

Il PM10: piccole particelle ma grandi preoccupazioni

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA - “L’acronimo PM10 indica il materiale particolato, costituito da particelle solide e liquide, sospeso nell’ atmosfera con diametro aereodinamico inferiore o uguale a dieci micrometri” spiega il dottor Umberto Vergine, chimico presso il laboratorio di analisi ambientali INDAM di Castelmella, riguardo una delle più sostanziose e persistenti componenti dell’inquinamento atmosferico. Si tratta perciò di particelle estremamente piccole, invisibili all’occhio umano, ma altrettanto dannose per la nostra salute, e la cui presenza, in netto aumento dagli anni novanta ad oggi, si cerca ormai di limitare in ogni centro abitato. “La materia particolata”, continua Vergine, “si suddivide in due grandi categorie: quella di origine primaria, ovvero che deriva direttamente dalle fonti che lo producono, e quella secondaria, risultato di reazioni chimiche tra composti gassosi presenti nell’atmosfera”. Come pronosticabile a queste due categorie corrispondono fonti inquinanti differenti, sia naturali che, soprattutto, artificiali. Nel caso del PM10 primario le maggiori fonti sono da ricercare nell’attività umana, dai gas di scarico originati dal traffico stradale sino ai prodotti di scarto di quello aereo e navale, come risultato dell’utilizzo di motori diesel, i quali producono più particelle PM10 rispetto ai tradizionali motori a scoppio. Al traffico si aggiungono le centrali termoelettriche e tutte quelle industrie che vedono alla base della loro produzione processi di origine termica, come per esempio fonderie ed acciaierie, e l’agricoltura, per via della meccanizzazione dei processi a cui è oggigiorno sottoposta. Inoltre, una fonte curiosa, e a detta del dr. Vergine stesso “da non trascurare” è il fumo di sigaretta, le cui particelle sono tutte inferiori ai dieci micron. Infine, nella stagione invernale non è da trascurare l’incidenza dei sistemi di riscaldamento. Per quanto riguarda il particolato di origine secondaria, come per esempio i sali d’ammonio, la situazione si complica: si tratta di complessi procedimenti chimici che, da molecole come ossidi di azoto o zolfo e ammoniaca, portano alla formazione di materia particolata classificabile come PM10. L’origine non è però l’unica differenza riscontrabile tra le due categorie di particolato che, a differenza di come si potrebbe pensare, differiscono anche per composizione chimica, nonostante alle base vi siano in tutti e due i casi particelle carboniose, alcune delle quali ritenute cancerogene, e particelle metalliche dannose. Perciò, se il particolato primario è principalmente formato da composti del carbonio organico, residui di gasolio non completamente combusto all’interno del motore, il particolato secondario vede invece la grande partecipazione di ioni inorganici, come i composti di zolfo e azoto e la silice. Certo è che, di fronte agli ultimi dati inquietanti sulla distribuzione del PM10 nei centri abitati e alla sua pericolosità per l’uomo, comuni e regioni cercano misure restrittive come circolazione a targhe alterne o, nei giorni in cui la concentrazione di queste polveri è più elevata, blocco del traffico, oltre all’obbligo di montare filtri anti-particolato. Ciò sembra però non bastare, ed è proprio questo a fungere da trampolino di lancio per la ricerca di tecnologie e motori che non emettano PM10 o le cui emissioni siano trascurabili, in modo da risolvere il problema sul nascere.
Ma quali sono, concretamente e nel dettaglio, i rischi per la salute umana derivati dall’esposizione a queste polveri? A questo proposito ci ha gentilmente prestato le sue conoscenze il dottor Roberto Porta, medico pneumologo presso gli Istituti Clinici Maugeri, in quel di Lumezzane. La principale problematica legata alle PM10 è che, proprio grazie alla loro dimensione molto ridotta, sono in grado di penetrare sino in profondità nei polmoni: in particolare le PM2.5, ovvero quelle polveri di diametro inferiore ai 2.5 micron, riescono ad arrivare ancora più in profondità, raggiungendo gli alveoli polmonari. I dati riguardo la gravità dei sintomi da esposizione alla materia particolata più piccola sono inquietanti, tanto che sembrano in grado di ridurre l’aspettativa di vita di addirittura due anni, dando origine o acutizzando a diverse malattie: le PM 10 entrano in causa nell’aumento di sintomi da asma bronchiale e BPCO -broncopneumatopia cronica ostruttiva-, mentre le PM2.5 contribuiscono all’aumento nell’insorgenza di tumori. Inoltre la posizione della nostra città, situata in una delle zone più inquinate a livello europeo, la Pianura Padana, grava pesantemente sull’insorgenza di queste malattie respiratorie e i metodi di prevenzione risultano, quando efficaci, molto invasivi: si parla infatti di mascherine o filtri endonasali, da utilizzare nelle zone a più alto traffico o più industrializzate. Da non dimenticare è, però, l’incidenza del fumo di sigaretta: se nel caso delle malattie respiratorie le polveri PM10 risultano una concausa, esso è la causa scatenante, facendo sí che la prima prevenzione per la salute sia proprio quella di evitare il vizio del tabacco. La materia particolata ha perciò un’importante incidenza anche sulla salute umana, oltre che su quella dell’ambiente, e se si tiene conto che essa rappresenta solo una parte degli inquinanti diffusi nell’atmosfera, si può facilmente rendersi conto della situazione in cui versa l’aria che respiriamo. Ma come eliminare o almeno ridurre la presenza di queste polveri in un mondo che ormai verte principalmente su uno stile di vita e dei processi di produzione altamente inquinanti? L’energia pulita sembra essere una buona strada, ma ancora troppo costosa e poco redditizia per sfamare il fabbisogno produttivo della società consumista di oggi, che troppo di rado pensa all’ambiente, dimenticandosi che l’ambiente che creiamo è quello che viviamo.

Intervista ad un chimico ambientale

Il PM10

TESTO PER IL WEB - L’inquinamento atmosferico è un problema concreto, che viviamo e, in un certo senso, respiriamo ogni volta che usciamo di casa. Uno dei più importanti componenti di questo tipo di inquinamento è costituito dalle polveri PM10, ovvero quella materia particolata di diametro inferiore a dieci milionesimi di metro. Queste si dividono a loro volta in due grandi categorie: il particolato di primo grado, derivante direttamente dalle fonti o dai processi che lo producono, e quello di secondo grado, che ha origine da reazioni tra altre sostanze già presenti nell’atmosfera. Perciò, mentre le PM10 primarie sono principalmente di origine organica e hanno la loro fonte più incidente nel traffico e nelle attività industriali, oltre che nel fumo di sigaretta e nei sistemi di riscaldamento, quelle secondarie derivano da processi chimici tra differenti ioni inorganici quali, tra gli altri, solfati, nitrati e silicio. Non sconosciuta, anche se spesso sottovalutata o del tutto ignorata, è la pericolosità di queste polveri sottili per l’uomo. Basti pensare che la materia particolata riesce a penetrare a fondo nei polmoni, fino a raggiungere -nel caso delle polveri più piccole, le PM2.5- gli alveoli polmonari. È dimostrato che l’esposizione alle PM10 possa portare ad un acutizzarsi dei sintomi da asma bronchiale e altre malattie respiratorie, o addirittura contribuire -ancora nel caso delle PM2.5- all’insorgenza di tumori. In generale, queste polveri sono in grado di ridurre l’aspettativa di vita di anche due anni. I dati riguardo le PM10 parlano chiaro: dalla nascita delle città industriali negli anni sessanta le emissioni sono in continua crescita, e le misure finora adottate sembrano fungere solo da palliativi temporanei.

Gruppo di lavoro
Liceo Scientifico N. Copernico
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