La musica italiana ieri e oggi
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03 Feb, 2017

Il mio articolo riguarderà il "confronto tra la musica italiana del passato e del presente". Data l'occasione, ho voluto contattare Omar Pedrini poiché desideravo avere un'opinione sul tema che tratterò, visti i successi della sua carriera in ambito musicale, e non solo.

Omar Pedrini - Può la musica di oggi influenzare un artista di sempre?

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA - La musica, con tutte le sue diversificazioni, è ormai presente ovunque: radio, televisione e internet la diffondono in continuazione, basta pensare che grazie alla globalizzazione e ad altri siti specializzati è possibile essere sempre aggiornati sulle ultimissime canzoni uscite. Tuttavia, al giorno d’oggi, questa preziosa forma d’arte viene considerata ‘'bella'' solo perché orecchiabile, ma sostanzialmente senza grande significato. Per questo motivo non la si potrà mai comparare a quella di qualche decennio fa: la vera, l’unica e la sola piena di emozione e vita, ma che purtroppo solo pochi riescono ancora ad apprezzare. I cosiddetti tormentoni vengono definiti come espressioni che acquistano rapida diffusione e popolarità attraverso la continua ripetizione ed i mezzi di comunicazione. Solitamente entrano nelle Top ten delle hit estive per opera di artisti poco esperti nel settore musicale i quali, dopo il grande “successo”, spariscono nel dimenticatoio. Ma davvero vogliono questo? Accontentarsi semplicemente di un piccolo riscontro positivo, di al massimo poche settimane, senza provare a riscattarsi, a far nascere il meglio e, così facendo, allargare i propri orizzonti e speranze?
In passato, il mondo della musica era controllato dalle più grandi case discografiche; queste gestiscono tutto nella carriera di un artista: l’immagine, il successo la registrazione, la distribuzione, la promozione… Oggi con la tecnologia digitale all’avanguardia, il potere si sta spostando direttamente nelle mani del cantante stesso. Ho scelto di intervistare Omar Pedrini, un cantautore noto soprattutto nella zona di Brescia e provincia, per avere un’opinione personale riguardo l’evolversi della musica.
-C’è stato un tuo maestro all’inizio che ti è stato di aiuto nella tua crescita personale?
“Ho studiato da bambino a 6 anni chitarra classica dalla famiglia Meneghello di Urago Mella” inizia, “Poi a 14 anni ho iniziato a studiare dal jazzman Sandro Gibellini di Brescia. Nel primo album dal produttore Gianni Maroccolo, sicuramente ho imparato molto”. Quasi tutti i più grandi compositori hanno avuto un punto di riferimento all’inizio della loro così ricca carriera, ovviamente senza allontanarci troppo dal presente.
-Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista come te?
“A mio parerelo stile, in tutte le arti non solo nella musica è fondamentale” prosegue. “Ciò che rende riconoscibile un artista, un pittore, un regista o un musicista dall’altro, è proprio lo stile, il tratto caratteristico che dona riconoscibilità”.
-Quanto conta per te il testo di una canzone rispetto alla musica (melodia)?
“Il testo conta molto” aggiunge, “per me è fondamentale, anche se la parola scritta spesso nella musica deve avere anche un suono eufonico, quindi da un testo originario spesso si modifica magari per valorizzare il suono che ogni parola ha”.
-Qual è la canzone/i che ha/hanno segnato una svolta nella tua carriera e a cui/alle quali sei particolarmente legato?
“Ci sono alcune canzoni che segnano la vita di un artista. La prima per me è stata Milano non è l’America del 1990, un esordio del mio primo gruppo, ‘Timoria’, il primo momento dopo la gavetta in cui qualcuno credeva in noi (con questo mio primo ingressi nel mondo della musica, ho firmato il primo contratto Polygram). La seconda è L’uomo che ride, del 1991, perché la portammo al Festival di Sanremo e per la quale prendemmo il premio della critica. La terza, Senza vento, del 1993, ebbe un successo più che buono, in quanto quell’anno ricevetti il primo disco d’oro. La quarta Sole spento, del 2001, perché dopo la separazione dal nostro cantante (Francesco Renga), presi il disco d’oro con una cantata da me (e come sempre scritta anche da me). Poi Lavoro inutile, del 2004, perché la portai a Sanremo come solista per la prima volta dopo lo scioglimento dei Timoria e presi il premio speciale della giuria come miglior testo”.
Nonostante tutto, non importa il genere, la melodia, il brano o il ritmo; è normale e fantastico che esistano tanti gusti e preferenze diversi. Se così non fosse, non esisterebbe nemmeno la musica. Questa infatti continuerà ad esistere e rimarrà sempre un’amica, un rifugio per tutti coloro che ne avranno bisogno.

Gruppo di lavoro
Istituto Madonna della Neve
COMPONENTI

Ilaria Bianchi

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