Ambiente: intervista a Gianmarco Gardoni sul caso Macogna
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05 Feb, 2017

I cittadini combattono chiedendo a gran voce pace per la loro terra; i macognari si schierano con loro e insieme manifestano contro la discarica.
Ho intervistato uno di loro, Gianmarco Gardoni, per conoscere la sua esperienza all'interno di questa sentita vicenda.

Che mondo stiamo lasciando a chi lo abiterà dopo di noi?

I cittadini sono alla ricerca di tranquillità e a difesa loro e del territorio si battono i "macognari".
Da anni nell’area condivisa dai 4 comuni di Cazzago San Martino, Berlingo, Rovato e Travagliato si combatte contro la discarica autorizzata nel luglio 2013 e attivata direttamente nel marzo 2015.
Questo territorio per decenni è stato sfruttato per l’estrazione di materie prime fino all’esaurimento dei bacini e di tutto questo lavoro non è rimasto altro che enormi buche.
Di fronte a questa scelta di utilizzo del territorio si schiera da anni il Comitato No Macogna; ma chi sono i "macognari"? Ho intervistato uno di loro, Gianmarco Gardoni di Berlingo, che mi ha parlato della sua esperienza.
«Tutto è iniziato due anni fa – dice Gianmarco - quando ho assistito ad un’assemblea comunale dove hanno annunciato l’imminente uso del territorio della Macogna come discarica; non riuscivo a crederci e come me ne furono colpite anche altre persone che assistettero all’assemblea e decidemmo dunque di fare qualcosa di concreto per il nostro territorio; così creammo la pagina Facebook e alla nostra causa si unirono anche persone di altri paesi, tanto che alla manifestazione dell’11 aprile 2015 eravamo in 5000 partecipanti. Questa situazione è divenuta occasione per conoscere persone nuove, con diverse ideologie politiche, che condividono il tuo stesso interesse per la tua terra».
Cosa fanno di concreto i "macognari" e che risultati hanno avuto? «Noi monitoriamo i lavori e controlliamo che vada tutto bene, intervenendo nel caso in cui qualcosa vada storto; nell’agosto 2015 abbiamo fermato i camion trasportanti i primi rifiuti e con l’aiuto delle forze dell’ordine abbiamo scoperto che contenevano livelli superiori a quelli consentiti di alcuni elementi e ottenemmo la confisca della discarica da parte della Procura. E’ stata una grande vittoria perché abbiamo dimostrato che i cittadini sono presenti e che le nostre critiche e i nostri pensieri non sono così infondati.»
Negli ultimi mesi si sono verificati nuovi problemi come l’acqua ristagnante sul fondo della discarica; come avete reagito di fronte a simili situazioni? «Ci ha colpito come la Provincia non abbia calcolato la pericolosità della situazione; l’acqua ristagna poiché le pompe non funzionano e l’argilla rimanendo bagnata perde impermeabilità e ciò porterà ad un problema di inquinamento; inoltre non capiamo come sia stata possibile la concessione del triplicamento dei limiti dell’eluato a qualcuno che già ha sbagliato in passato!»
Che cosa hai appreso cimentandoti in questa battaglia? «Conoscenza. Ho capito quanta sia la disinformazione; siamo la provincia con il record di rifiuti stipati sotto terra! Bisogna pensare al futuro perché stiamo lasciando un posto peggiore di quello che abbiamo trovato; non è ciò che voglio per i miei figli.»
Mi pare dunque una fortuna che ci sia ancora qualcuno che si batte con le proprie possibilità per il futuro della nostra terra.

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Istituto Madonna della Neve
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Mangiavini Alessandro

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