Ludopatia, perché giocarsi la vita?
CONDIVIDI

09 Apr, 2017

Trattazione del gioco d'azzardo patologico con interviste all'assessore Beccalossi e ad un giocatore di slot machine.

Perchè giocarsi la vita?

TESTO PER L'EDIZIONE CARTECEA - La ludopatia è una vera e propria patologia e consiste in un disturbo del comportamento che rende incapaci di resistere all'impulso di giocare d'azzardo o fare scommesse in denaro. Per molti aspetti è ritenuta affine alla tossicodipendenza in quanto coloro che ne soffrono dimostrano un bisogno sempre maggiore di giocare; infatti, molte persone, allettate dalla possibilità di cambiare vita in modo facile schiacciando semplicemente dei tasti su una slot machine, cominciano a giocare per poi ritrovarsi in un tunnel che le porta a desiderare in ogni momento di scommettere denaro e sperare in un giro fortunato.
Le motivazioni che possono spingere una persona a giocare sono molteplici, si potrebbero ricercare in difficoltà economiche dovute alla perdita del lavoro, cosa che in questi tempi è piuttosto frequente, in un momento di depressione o solitudine, o talvolta anche semplicemente in un passatempo. Le ragioni sono molto diverse fra loro, ma tutte portano ad essere schiavi fisicamente e soprattutto mentalmente del gioco d'azzardo. Questa è una patologia davvero terribile, coloro che ne soffrono tendono ad isolarsi passando tutto il tempo a disposizione davanti allo schermo di una video lottery, spendono grandissime somme di denaro per poi trovarsi in una situazione economica difficile, lasciano sole le proprie famiglie e in molti casi si procurano il denaro in maniera poco lecita. Questa patologia è da considerarsi un vero e proprio “dramma sociale” che affligge il nostro Stato.
In Italia circa 700 000 persone sono stimate esserne dipendenti ed è stato accertato che la provincia lombarda di Pavia sia la “capitale” italiana del gioco d’azzardo. E’ proprio per questo motivo che la Regione Lombardia ha deciso di studiare approfonditamente la patologia ed emanare di conseguenza delle leggi regionali che potessero contrastarla.
Recentemente sono stati promossi due bandi. Il primo, del 2015-2016, ha stanziato 3 milioni di euro per dare vita ad iniziative che potessero sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo questo fenomeno che non è ancora ben conosciuto: molti pensano che il gioco sia un vizio o un modo per divertirsi e non sanno che invece può diventare in molti casi una malattia. Infatti, il gioco d’azzardo patologico è stato considerato una nuova dipendenza che può essere curata gratuitamente attraverso il sistema socio-sanitario lombardo, proprio come avviene con l’alcolismo o la tossicodipendenza. Il secondo bando, molto simile al precedente, ha messo a disposizione 2 milioni di euro con l’obiettivo di entrare nelle scuole e coinvolgere soprattutto le nuove generazioni, infatti queste ultime devono essere ben informate dal momento che è possibile cadere nella trappola del gioco d’azzardo non solo in un bar o in una sala giochi ma anche online attraverso un cellulare.
Il messaggio che si vuole trasmettere è dunque quello di mantenersi lontani dalla possibilità di cadere in una terribile patologia che porta ad una progressiva degradazione della vita di chi ne soffre.
Perché giocarsi la propria vita?

Intervista all'assessore Viviana Beccalossi

Intervista all'assessore regionale Viviana Beccalossi

BOX DI APPROFONDIMENTO PER L'EDIZIONE CARTACEA
D - Prima di tutto da cosa è nata l’esigenza di istituire delle leggi riguardo questo fenomeno?
R - Ci siamo resi conto che 700.000 italiani sono malati di questa nuova patologia (chiamata gioco d’azzardo patologico) e che Pavia, provincia lombarda, sia la capitale del gioco d’azzardo, ovvero la città dove si gioca di più in tutta Italia. Abbiamo dovuto studiare un po’ meglio il fenomeno e ci siamo attrezzati in una legge regionale che avesse come obbiettivo quello di ridurre il fenomeno.
D - Oltre alle leggi, quali sono le altre iniziative che sono state promosse per contrastare questo fenomeno?
R - Due bandi. Uno che ha riguardato gli anni 2015 e 2016 che ha stanziato 3 milioni di euro per dare vita a iniziative volte a sensibilizzare riguardo questo fenomeno, che è ancora tutto da scoprire, giovani generazioni e non. Ancora si pensa al gioco come un vizio o come modo per divertirsi, pochi sanno che può diventare una malattia e come tale noi la curiamo gratuitamente attraverso il sistema socio-sanitario lombardo come dipendenza. Abbiamo anche dato vita a un nuovo bando con altri 2 milioni di euro, partiti proprio in questi giorni, che ha come obbiettivo quello di entrare nelle scuole e coinvolgere soprattutto le nuove generazioni.
D - E come si è evoluta la situazione dopo l’emanazione questi decreti?
R - Innanzitutto con un cambiamento di approccio culturale: la gente ha iniziato a capire cos’è il gioco d’azzardo patologico, che ci si può ammalare e che può diventare un dramma sociale, a rendersi conto che nascono situazioni familiari e non, molto simili, se non peggiori, alla tossicodipendenza: la famiglia viene lasciata sola e si trova a dover combattere con un disagio enorme. Chi si ammala di questa malattia tende a dire bugie, nascondere solidi o a trovarli in maniera poco lecita. Le slot possono portare alla disperazione. Io credo soprattutto in questo: un approccio culturale diverso.

Intervista ad un giocatore di slot machine

BOX DI APPROFONDIMENTO PER L'EDIZIONE CARTACEA
D - Quanto spesso gioca alle slot machine?
R - Quando ho tempo da perdere. Poco, poco. Ora sono in viaggio e devo aspettare il treno.
D - Quando ha iniziato a giocare? Perché?
R - Ma non gioco per buttare i soldi, ve lo dico subito, ve lo assicuro.
D - Ha mai vinto?
R - Vinco. Il gioco va a fortuna, come tutte le cose.
D - Come funziona?
R - Così: bisogna mettere i soldi, monete da € 0.25, € 0.50, € 1.00 o €2.00, schiacciare il bottone. È facile!
D - E quanto mette di solito?
R - Gioco € 10.00 o € 20.00 o forse anche di più.
D - Le vincite possono compensare i soldi spesi?
R - Eh beh dipende tutto dalla macchina. Ora ve la faccio io una domanda: perchè voi fate queste domande se non sapete come funziona?
D - È una cosa che vediamo fare spesso e non sappiamo bene come funziona. Ci stiamo informando.
R - Dai, va bene. Fammi altre domande.
D - Solitamente quanto tempo trascorre davanti alle slot?
R - 5/10 minuti. È una cosa occasionale: c’è stato il ritardo del treno, poi ho perso il treno per andare a Verona, e adesso devo perdere due ore, quindi sto qui e passo un po’ di tempo.

Gruppo di lavoro
Liceo Scientifico A. Calini
COMPONENTI

Valeria Poli
Francesca Galli
Elena Mingotti
Valentina Gastaldi

Altri progetti
Istituto Madonna della Neve   29 Jun, 2018
Istituto Madonna della Neve   22 Jun, 2018
Istituto Madonna della Neve   16 Jun, 2018