Trovare lavoro: la tredicesima fatica

14 Apr, 2017

Perché i giovani riscontrano difficoltà nell'entrare a far parte del mondo del lavoro?

Giovani e lavoro

ARTICOLO PER L'EDIZIONE CARTACEA

Ormai non ci sono più dubbi: in Italia il mondo del lavoro si trova da tempo in una condizione di difficoltà, situazione dovuta ad una crisi che ha per lungo tempo caratterizzato l’economia del Paese. Dal mondo delle imprese arrivano segnali di ripresa, ma nella nostra provincia il mercato del lavoro è in forte diminuzione. Dal punto di vista bresciano infatti, il livello di disoccupazione risulta essere il più alto della nostra regione e il maggior numero dei contratti di lavoro riguarda il settore del commercio (100.317 su un totale di 177.515), dato riportato dall’Arifl, l’Agenzia regionale per l’istruzione la formazione e il lavoro. Proprio per questo motivo, molti giovani sono costretti ad andarsene all’estero o a svolgere lavori non inerenti al proprio percorso di studi.
Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Il mondo del lavoro sta cambiando molto repentinamente e il giovane che intraprende un determinato percorso rischia, una volta terminati gli studi, di trovarsi in un mondo cambiato. Secondo il parere di Laura Valgiovio, segretaria della Cisl, oggi la soluzione migliore può essere il fatto che lo studente possa fin dalla scuola superiore accedere all’alternanza scuola-lavoro, esperienza che gli permette di affrontare un successivo percorso universitario avendo già assaporato, già visto qualcosa di com’è l’evoluzione. Avere un bagaglio culturale ricco di esperienze che non si limitino alle materie approfondite, può effettivamente fungere da aiuto, rendere un giovane più plasmabile e quindi maggiormente incline al lavoro. Vedere le cose da più punti di vista, conoscere più argomenti, viaggiare e sperimentare può infatti favorire un’apertura mentale del giovane che nel presente, così come nel futuro, gli sarà sicuramente utile; la cultura infatti, non si perde, ma accompagna nelle esperienze della vita, dalle meno influenti alle più importanti. Quante volte capita che, in Italia, i giovani siano costretti ad attraversare periodi di ricerche estenuanti, portando curricula ad aziende diverse che talvolta rispondono in tempi prolungati o non rispondono affatto, che ricercano difetti e spesso li trovano dove non ci sono, perché nessuno viene considerato così esperto da svolgere un determinato tipo di lavoro. Ma chi di noi nasce già capace? L’esperienza tangibile, pratica, è il mezzo che permette di arrivare lontani e, a differenza del pensiero comune, molti giovani hanno voglia di sporcarsi le mani.
Concentrando l’attenzione nel territorio bresciano non si fa molta fatica ad entrare a contatto con casi simili al seguente: una ragazza giovane, con tanta voglia di fare, che, in seguito a 5 anni di studio di scienze linguistiche marketing internazionale all’Università Cattolica di Brescia ha passato tre mesi alla ricerca di un posto che avesse a che fare con il suo percorso di studi. Una ventina di colloqui che non sembravano portare da nessuna parte, alcuni solo per sentirsi proporre stage, tirocini non retribuiti o con un minimo di rimborso che, come da lei stessa affermato, "non va a coprire neanche le spese per la benzina". Non è stato raro per lei trovare datori di lavoro che, guardando il suo curriculum smontassero ciò che lei per anni aveva preparato, demotivandola e spingendola addirittura a pensare di aver studiato così tanto per non arrivare da nessuna parte. Oggi però questa ragazza invita a guardare al futuro con speranza, prospettiva che anche lei non ha mai perso e che l’ha portata, finalmente, ad iniziare da poco un’attività strettamente legata al suo studio e alle sue passioni.

Intervista a Laura Valgiovio (Cisl)

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D - Nonostante lauree e vocazioni, nel migliore dei casi molti giovani sono costretti a trovare un ripiego in settori non congrui ai loro studi. Vorremmo capire perché oggi si fa così fatica ad entrare nel mondo del lavoro.

R - In questi anni rispetto al passato le offerte di lavoro sono repentinamente mutevoli. Cosa sta succedendo? Il mondo del lavoro sta cambiando molto velocemente e il giovane che intraprende un determinato percorso rischia, una volta terminati gli studi, di trovarsi in un mondo cambiato. Credo che oggi la soluzione migliore sia il fatto che lo studente possa fin dalla scuola superiore accedere all’alternanza scuola-lavoro; questo gli permette di affrontare un successivo percorso universitario avendo già assaporato, già visto qualcosa di com’è l’evoluzione. In secondo luogo, trovo molto favorevoli gli stage che si possono fare, i tirocini formativi o i percorsi di formazione professionale paralleli o successivi. Ma perché cito questi strumenti?
C’è la costante necessità di mantenersi aggiornati su quelle che sono oggi le richieste del mondo del lavoro, perché ciò che oggi il mondo chiede, probabilmente un domani non sarà più richiesto. Teniamo conto inoltre che, rispetto a 15 anni fa, abbiamo attraversato un decennio di crisi elevatissima durante la quale i posti di lavoro si sono ridotti notevolmente.
Stiamo toccando punte di disoccupazione mai conosciuti dal dopoguerra ad oggi, questo perché la crisi ha eroso le possibilità di lavoro, oltre che cambiarle. A questo aggiungo che, rispetto a 10/20 anni fa il mondo del lavoro è meno stabile, così come più insicuro è un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, poiché è consapevole della difficoltà di trovare un posto stabile. Soprattutto nella prima fase esso è infatti caratterizzato dalla precarietà. Inoltre oggi molti giovani scelgono di intraprendere percorsi di studio molto più generali, che forse sono meno utili rispetto al passato.

D - E la situazione a Brescia, è diversa o uguale al resto d’Italia?

R - Le dinamiche sono pressoché simili, teniamo conto che noi abbiamo una provincia che, sempre rispetto all’ultimo decennio, è in trasformazione. Il mondo manifatturiero è ancora presente, però è ridotto, si sta modificando, attraverso un processo di digitalizzazione che porterà a modelli di lavoro diversi. Viviamo in un mondo in grande trasformazione, nel quale non bisogna scartare nessuna possibilità. Per fare un esempio, se un ragazzo studia grafica deve essere pronto a fare anche il receptionist in un albergo, perché non è detto che oggi la grafica possa offrire lavoro, quindi ci deve essere in sostanza una grande apertura mentale.

Intervista a Damiano Galletti (Cgil)

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D - Nonostante le lauree e vocazioni, molti giovani sono costretti a trovare un ripiego in settori non congrui ai loro studi. Perché si fa fatica ad entrare nel mondo del lavoro?

R - Perché i vecchi uffici di collocamento del lavoro sostanzialmente sono stati smantellati ed è evidente che la domanda d’offerta, dal punto di vista del mercato del lavoro, non si riesce ad intercettare.
Faccio un esempio: in Germania, gli addetti che lavorano sul fronte della collocazione del personale sono più di centomila e lavorano stabilmente all’interno di uffici statali dove le imprese o i servizi che hanno bisogno di lavoro si rapportano a questi uffici di collocamento dell’occupazione, dove hanno tutti gli strumenti per proporre al disoccupato, al giovane, una possibilità di impiego legato al suo studio, professione, al suo diploma e alla sua laurea.
Dunque la difficoltà in primo luogo è che in Italia c’è ormai stato lo smantellamento degli uffici di collocamento e l’unica possibilità di collegare la domanda e l’offerta sono le agenzie di lavoro interinale, che chiaramente non sono attrezzate per fare in modo di avere tutti gli strumenti professionali per dare questa informazione. Ci sono magari diverse imprese che hanno bisogno di un ingegnere specializzato in informatica e chiedono curriculum all’università, ma non c’è un ufficio predisposto a collegare questa domanda offerta dal punto di vista del lavoro.
Questa, secondo me, oltre ovviamente alla crisi economica, è un grande buco nero soprattutto per i giovani, che non sanno orientarsi per quanto riguarda le domande di lavoro.

D - Qual è la situazione a Brescia? Ci sono differenze con il resto d’Italia?

R - Brescia, dal punto di vista della disoccupazione, è la provincia con la percentuale più alta di disoccupazione in Lombardia, circa 8,3% e la media delle province lombarde è del 7,8%.
E’ chiaro che nel rapporto con il Sud Italia siamo in una situazione sicuramente migliore, ma tradizionalmente Brescia, antecedente alla crisi del 2008, è sempre stata al vertice dell’occupazione ed è chiaro che quello di oggi è un elemento molto negativo.
Indubbiamente anche tra i giovani vi è una media nazionale vicino al 40% di disoccupazione ed a Brescia siamo intorno al 22-24%. Anche questa è una grandissima novità, negativa chiaramente, di come la crisi in questi nove anni è intervenuta per quanto riguarda i livelli di disoccupazione in senso generale, ma soprattutto tra i giovani.

Intervista ad una neolaureata bresciana

D - Qual è la sua occupazione attuale?

R - Per tre mesi ho continuato a fare un'estenuante richiesta ma lunedì inizio in un'azienda, quindi attualmente sono disoccupata però a breve inizierò a lavorare.

D - Ed è quello per cui ha studiato?

R - Sì, finalmente sì.

D - Che cosa ha studiato?

R - Io ho studiato Scienze linguistiche e marketing internazionale cinque anni all'Università Cattolica.

D - Ci può raccontare la sua esperienza?

R - Ho iniziato a cercare lavoro proprio seriamente mandando curriculum e facendo colloqui da gennaio 2017. Quasi tutti vedendo che sei da poco laureata propongono stage, tirocini non retribuiti o comunque con un minimo di rimborso che non va a coprire neanche la benzina e quindi ho lasciato perdere. Ho trovato anche tanti datori di lavoro che guardando il tuo curriculum notano subito i difetti del tipo "non hai esperienza", "non hai studiato tedesco ma hai studiato francese", "hai studiato inglese ma io voglio il tedesco" ti smontano un po' quello per cui tu hai lavorato tanto; ero addirittura arrivata ad un punto in cui non volevo più fare colloqui, sembrava quasi che avessi studiato per niente.

D - La sua condizione economica e sociale la soddisfa?

R - Adesso che ho trovato lavoro spero davvero di migliorarla.

Giovani e lavoro

ARTICOLO WEB

Da quasi un decennio ormai l’Italia si trova in una condizione di profondo disagio economico. Nonostante i segnali di ripresa provenienti dal mondo delle imprese, la nostra provincia risulta purtroppo essere in vetta alla classifica regionale per il più alto tasso di disoccupazione. Proprio per questo la percentuale dei giovani costretti ad emigrare all’estero o a svolgere lavori non congrui ai loro studi è in continuo aumento. Cosa sta succedendo? Il mondo del lavoro è soggetto ad una metamorfosi continua e il giovane una volta concluso il proprio corso di studi può trovarsi ad affrontare una società con esigenze diverse. A questo proposito Laura Valgiovio, segretaria CISL, sottolinea l’importanza della possibilità offerta dal progetto ‘Alternanza scuola-lavoro’ di interagire in un ambiente professionale, assaporando il repentino ritmo di evoluzione. Ad ogni modo la capacità di adattamento, nata dall’esigenza di trovare un impiego, può essere considerata tutt’altro che uno svantaggio, anzi, il giovane impara sulla pelle il significato di essere plasmabile, sviluppando una propensione verso il lavoro.
Troppo spesso nel nostro Paese capita che un ragazzo dopo numerose ricerche e colloqui professionali riceva risposte con improponibili tempi di attesa o non le riceva affatto. Quante volte si chiudono le porte difronte a giovani freschi di laurea pronti a rimboccarsi le maniche?
Non è difficile trovare casi come quello di un ragazza bresciana che dopo cinque anni di impegno e un dottorato in scienze linguistiche e marketing internazionale, con tanta voglia di fare ha dovuto passare tre lunghi mesi di ricerca con risposte dalle aziende spesso anche demotivanti. Il lieto fine grazie al quale può guardare al futuro con speranza è una proposta di impego da poco ricevuta riguardante il suo percorso di studi.

Trovare lavoro: la tredicesima fatica?

Gruppo di lavoro
I.I.S. V.Capirola
COMPONENTI

Alessandra Covoni
Alessia Valota
Camilla Barbi
Chiara Sala