Impigliati nella rete

06 Jun, 2017

Siamo consapevoli dei pericoli nei quali si possono incorrere navigando in rete? È importante utilizzare una risorsa tanto importante consapevolmente al fine di tutelare i nostri dati personali e di rispettare gli altri utenti. Analizzeremo cos'è il fenomeno del cyberbullismo e ascolteremo le opinioni dei professionisti, degli adolescenti e della dirigente di un Istituto di istruzione superiore.

Quando lo svago diventa una trappola

Al giorno d’oggi internet è la principale fonte di informazione, svago e comunicazione utilizzata dalla quasi totalità degli adolescenti. Gli smartphone, demonizzati da molti adulti in quanto considerati fonte di isolamento dei giovani, costituiscono per questi ultimi un potente strumento che permette loro di estraniarsi dallo stress e dai problemi della vita quotidiana per immergersi in una realtà virtuale spesso più piacevole e facile da affrontare. Questo mezzo così potente può tuttavia ritorcersi contro coloro che lo utilizzano in modo irresponsabile. Ma in che modo si può incorrere in pericoli o situazioni spiacevoli quando si naviga? Pubblicando le proprie informazioni personali sul web si diviene soggetti al rischio che esse vengano prese ed utilizzate da terzi senza che l’interessato ne sia consapevole; in questo modo essi potrebbero farne un uso scorretto ai fini di lucro o di danneggiamento dell’immagine della persona stessa. Questa spirale di siti nei quali vanno a finire i nostri dati ci impediscono di rimanerne i padroni. Una volta premuto il tasto “pubblica”, infatti, il contenuto del post smette definitivamente di essere nostro e diviene di proprietà del web e di tutte le persone che vi si imbattono navigando. Nonostante questo possa sembrare un problema che non ci riguarda da vicino, nella realtà potrebbe accadere a chiunque utilizzi i social network. Compiendo gesti apparentemente semplici, quali accettare la richiesta d’amicizia da parte di uno sconosciuto, pubblicare o condividere contenuti estremamente personali o scatti che ad occhi terzi potrebbero risultare equivoci, potrebbe scaturire conseguenze non più controllabili. Un gesto tanto semplice quale un click può divenire una condanna se non compiuto in piena consapevolezza. Attraverso la diffusione dei social network il fenomeno del bullismo ha trovato quindi nuova via di manifestazione; internet ha fatto sì che dai danni fisici e le prese in giro tra i banchi di scuola, i bulli abbiano acquisito accessoriamente la sicurezza e garanzia di non dover affrontare direttamente la propria vittima, potendosi celare dietro ad uno schermo o ad un’identità anonima. Osserviamo infatti che tra i 1200 casi di bullismo verificatisi nel 2016 in Lombardia, ben 800 si identificano sotto tale categoria. L’agevolazione che i bulli hanno trovato nei social network ha fatto sì che il cyberbullismo sia divenuto una piaga addirittura peggiore del bullismo fisico, causando un tentativo di suicidio in dieci ragazzi vittime di tale fenomeno; i cyberbulli sono infatti arrivati a causare nella vittima forti disagi psicologici, che sono poi divenuti per quest’ultimi dei traumi indelebili. La recente approvazione della legge 3139-B datata 17 maggio di quest’anno, volta a definire e limitare la manifestazione del cyberbullismo, lascia insito un opprimente dubbio. Fino ad allora nessuna delle vittime poteva appellarsi ad alcuna legge italiana per denunciare il reato subito: possiamo quindi sperare che sia giunta fine a questo incubo?

Quando lo svago diventa una trappola (edizione web)

Grazie alla diffusione di internet, i giovani possono contare su un’importante risorsa comunicativa e di svago. Tuttavia, questo mezzo così potente può ritorcersi contro chi lo utilizza in modo irresponsabile. Pubblicando le proprie informazioni personali sul web si diviene soggetti al rischio che esse vengano prese ed utilizzate senza che l’interessato lo sappia; il web ne diventa quindi il proprietario. Attraverso la diffusione dei social network il fenomeno del bullismo ha trovato nuova via di manifestazione; internet ha fatto sì che dai danni fisici e le prese in giro tra i banchi di scuola, i bulli abbiano acquisito la sicurezza e garanzia di non dover affrontare direttamente la propria vittima, nascondendosi dietro ad uno schermo o ad un anonimo. Osserviamo infatti che tra i 1200 casi di bullismo verificatisi nel 2016 in Lombardia, ben 800 si identificano sotto tale categoria. L’agevolazione che i bulli hanno trovato nei social network ha fatto sì che il cyberbullismo sia divenuto una piaga forse peggiore del bullismo fisico, causando un tentativo di suicidio su dieci vittime di tale fenomeno; i cyberbulli causano nella vittima forti disagi psicologici, che diventano per essa dei traumi indelebili. La legge 3139-B approvata in data 17 maggio 2017 è volta a limitare la manifestazione del cyberbullismo. Fino ad allora nessuna delle vittime poteva appellarsi ad alcuna legge italiana per denunciare il reato subito: possiamo quindi sperare che sia giunta fine a questo incubo?

Intervista a Giuseppe Maiolo

Giuseppe Maiolo, psicoterapeuta di Bolzano esperto in cyberbullismo, afferma che i ragazzi in un’età compresa tra i 12 ed i 20 anni, che trovano il coraggio di denunciare questo tipo di problematica, sono pochi in rapporto a quanti ne sono concretamente coinvolti. La vittima tende infatti a sentirsi isolata dal resto del mondo e ciò può produrre gravi conseguenze sul piano psichico, facendola cadere spesso in depressione in cui rimane intrappolata. Difficilmente torna alla normale vita senza conseguenze portate nel profondo.
Come agire in situazioni simili?
Giuseppe Maiolo sostiene che i giovani coinvolti in situazioni simili debbano rivolgersi all’adulto più vicino: gli insegnanti se questo avvenisse a scuola, o anche ad un amico o compagno di classe, il quale potrebbe eventualmente rivolgersi ad un adulto e denunciare i fatti per conto suo. La nuova legge è sicuramente d’aiuto in ciò.
Informare i minori di quali potrebbero essere i pericoli riguardanti l’uso dei social è dare loro gli strumenti per poter prevenire fatti spiacevoli. I giovani devono capire che il web è importante, può essere utile, ma si deve sempre agire con un minimo di riguardo e attenzione. La prevenzione deve essere fatta sia con i ragazzi che con i genitori, che hanno appunto il compito di educare i giovani. Il cyberbullismo è nettamente più grave rispetto al normale bullismo, in quanto la vittima non è sotto controllo e non può difendersi. Spesso alle violenze cyber si affiancano anche violenze fisiche.

Intervista a Domenico Geracitano

Dopo la trasmissione Telecomando in onda su Teletutto, abbiamo rivolto qualche domanda al vicequestore della Polizia Postale di Brescia, Domenico Geracitano.
In base a ciò che ha notato, il fenomeno del cyberbullismo è cresciuto, dato anche l’abbassamento dell’età media di chi utilizza un cellulare, vittime più giovani. Per sconfiggere questo fenomeno operano attraverso due diversi tipi di strategie: una a livello preventivo e una a livello repressivo. Molta importanza viene data al dialogo con i ragazzi, affinché si possa distribuire tra loro la consapevolezza dell’uso corretto della rete. E’ importante ricordare che quando facciamo un profilo social sottoscriviamo una sorta di contratto, parzialmente gratuito: invece di pagare un prezzo barattiamo le nostre informazioni. E’ importante tutelare la nostra privacy non postando tutto sui social network: “siamo noi ad usare internet e non internet ad usare noi”. Molti ragazzi fragili e senza una passione vedono il web come una parte del loro corpo, ma questa logica è sbagliata, bisogna quindi cercare di evitare il più possibile questo pensiero. Il primo passo deve partire dai genitori, ad esempio non sostituendo il digitale come forma di svago con i valori della famiglia e delle amicizie. “Lo smartphone avvicina le persone lontane e allontana le persone vicine”. I social dovrebbero essere utilizzati solo per affermare ciò che sei e far sapere al mondo ciò che sai fare, non per insultare qualcuno o per diffondere false notizie.

Nella mente della vittima: i tredici motivi

Cosa accade quando le vittime di violenze fisiche e psicologiche arrivano al punto di perdere ogni interesse per ciò che le circonda e, come tragica conseguenza, per la loro stessa vita? In seguito alle violenze e alle offese subite, esse non trovano la forza di denunciare i propri carnefici e cadono perciò in un baratro di sofferenza tale da non permettere loro di intravedere la speranza di un futuro migliore. Flavia, Andrea, Amanda, Carolina, Luca, Brandy e Julia sono solo alcuni dei nomi delle giovani vittime di cyberbullismo che si sono tolte la vita. La serie televisiva “13 Reasons Why”, creata e diffusa dalla notoria azienda cinematografica Netflix, è stata tratta dall’omonimo romanzo di Jay Asher e racconta la storia della diciassettenne Hannah Baker; dopo essere stata vittima di violenze, abusi e crudeltà altrui, decide che la sola soluzione per porre fine ad ogni sua sofferenza sia la morte. Prima di compiere il tragico gesto, però, decide di registrare tredici cassette nelle quali spiega i motivi che l’hanno spinta a porre fine alla sua vita, per poi recapitarle alle persone incriminate. Questa serie, con minuziosa cura dei dettagli e delle descrizioni, è riuscita a toccare gli spettatori trattando diverse realtà molto attuali che vengono quotidianamente ignorate in quanto considerate scomode o difficilmente affrontabili. Il bullismo, il suicidio, le violenze sessuali e psicologiche vengono descritte crudamente ma tali da rimanere impresse nella memoria della gente.

Interviste all'interno della scuola

Gruppo di lavoro
I.I.S. Einaudi
COMPONENTI

Elisa Baresi
Michela Bergomi
Milena Krstic